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GIUSTIZIA PER LE VITTIME DELL'URANIO IMPOVERITO

L’uranio impoverito è uno dei materiali di scarto della raffinazione dell’uranio naturale. È un metallo pesante, radioattivo e ad alta capacità piroforica (si incendia spontaneamente a contatto con l’aria). L’altissima densità di questo materiale – circa 19 grammi per centimetro cubo – lo rende ideale per l’utilizzo con determinate finalità sia in campo militare che civile. L’uranio impoverito è un prodotto di scarto disponibile in grande quantità, usato con queste finalità azzera praticamente i costi di smaltimento.
In campo militare al vantaggio della densità si aggiunge la capacità piroforica, entrambe le caratteristiche rendono i proiettili all’uranio impoverito molto efficaci nel perforare le corazzature; con l’esplosione del proiettile a seguito della penetrazione l’uranio impoverito si polverizza in frammenti incandescenti altamente tossici che arrivano a superare i 3000°.
Oltre al rischio derivante dalle schegge di metallo, la possibilità di morire per soffocamento è molto alta. 
A lungo termine le conseguenze sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani non sono meno devastanti, sia per la radioattività sia per la tossicità del metallo.
Oltre al rischio di avvelenamento da metalli pesanti, se l’uranio impoverito viene inalato, il metallo radioattivo si deposita nei polmoni e in altri organi causando diversi tipi di cancro.
Secondo alcuni studi condotti in Germania, infatti, le molecole di uranio impoverito sono in grado di viaggiare in ogni parte del corpo, compresi lo sperma e le uova, cosa che aumenta la probabilità di cancro e danni ai geni, causando forme di malformazione nei figli di chi è stato esposto alla contaminazione.
Esistono in secondo luogo i danni derivanti dalla contaminazione di cibo e acqua venuti a contatto con i resti dei proiettili nel terreno.
La temperatura che si sprigiona nella sua esplosione è comunque sufficiente a far volatilizzare il bersaglio, il proiettile o la bomba in atomi o in piccole molecole. Questa polvere, trovando un ambiente freddo, si condensa e galleggia in aria per poi ricadere a terra. Tali particelle sono facilmente inalabili e una volta entrate nei polmoni provocano gravi malattie. Hanno la capacità di muoversi nel sangue depositandosi anche presso altri organi. La polvere che cade sul suolo e sugli alimenti può altresì essere ingerita e causare gravi malattie. Tra di esse ne sono conosciute almeno 78È documentato il suo utilizzo in ambito civile e militare dai primi anni 90.

30 sono gli anni

trascorsi dai primi documentati utilizzi di proiettili all’uranio impoverito nei luoghi dove sono presenti militari e civili italiani: in missioni operative, nei poligoni nazionali, nelle esercitazioni navali lungo tutto il mediterraneo e nelle missioni di pace.

27 sono gli anni

da cui si evidenzia che circa 8000 tra militari e civili italiani si sono ammalati di patologie oncologiche durante o al rientro dalle missioni in teatri operativi di Iraq, Bosnia, Kosovo, Somalia, Afganistan. Circa 400 sono i deceduti.

15 sono gli anni

in cui quattro Commissioni Parlamentari di inchiesta “sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito” si sono succedute. La IV Commissione afferma nella sua relazione finale che “Sconvolgenti criticità sono state scoperte nel settore della sicurezza e della salute sul lavoro dei militari in Italia e nelle missioni all’estero, che hanno contribuito a seminare morti e malattie”.

9 sono gli anni

in cui sono state emesse 250 sentenze di condanna nei confronti del Ministero della Difesa, ottenute dall’avvovato Angelo Fiore Tartaglia come consulente legale dell’”Associazione Nazionale Vittime dell’uranio impoverito”, che sottolineano impietosamente come il Ministero stesso fosse al corrente dell’utilizzo dell’uranio impoverito, delle possibili conseguenze sulla salute legate ad una esposizione a esso, sia infine delle misure di protezione altrimenti adottate dalle altre forze Nato presenti nei teatri operativi.

L’utilizzo dei proiettili all’uranio impoverito è tuttora in corso.

MA TUTTO QUESTO NON BASTA

Ci troviamo ancora a dover lottare come familiari dei militari e dei civili già deceduti a causa dell’uranio impoverito (e di altri inquinanti bellici), assieme a chi oggi è gravemente ammalato, affinché lo Stato ci riconosca verità e giustizia.
Il tema è delicato perché tocca l’ambiente militare, dove occorre fare i conti con omertà, insabbiamento e abuso di potere, praticati anche a livello apicale.
Omertà e insabbiamento rispetto all’utilizzo dell’uranio impoverito nelle guerre in cui dovremmo “esportare democrazia” e nei poligoni NATO; abuso di potere nell’ostracizzare in ogni modo la ricerca della verità e della giustizia, con ricatti e pressioni di ogni tipo esercitate tanto sui tribunali che su di noi.
Quanto ai politici che abbiamo cercato di coinvolgere i risultati sono simili: passando dal negazionismo alle promesse disattese si è manifestata l’evidente volontà di anestetizzare la nostra richiesta di giustizia.

Le vittime non sono mai state sostenute da un forte movimento di opinione che coinvolgesse intellettuali o giornalisti nella loro battaglia per la giustizia e la verità, al contrario ci si è trovati a dover combattere anche una campagna di disinformazione che puntava a far passare vittime e familiari come visionari, complottisti o peggio ancora come soggetti spinti da meri interessi risarcitori.
Una coalizione questa che ci ha isolato e che ha fatto di tutto per spingerci a pensare che l’essere catapultati in quest’incubo fosse una nostra colpa.
A distanza di tutti questi anni c’è rimasto ben poco che possa lenire il dolore, le umiliazioni, il silenzio e l’abbandono che queste persone e le loro famiglie hanno attraversato.
Nel sensibilizzare l’opinione pubblica, che ancora non conosce i reali contorni di questa vicenda, il nostro obbiettivo di giustizia e verità è che lo Stato riconosca IL NESSO DI CAUSALITA’.

Il nesso di causalità tra le patologie (classiche o rare, dal tumore alle patologie al sistema nervoso) contratte dai militari e dai civili italiani e l’esposizione all’uranio impoverito in aree contaminate dalle missioni operative all’estero e nei poligoni nazionali, in particolari condizioni ambientali ed operative, in totale assenza di misure di protezione e di informazioni, patologie che hanno trovato in quell’ambiente e in quelle condizioni un indubbio fattore scatenante, come affermato dalla IV Commissione Parlamentare d’inchiesta e dalle 250 sentenze di condanna in tutti i gradi di giudizio ed in tutti i tribunali.
Le vittime e i loro familiari non chiedono elemosine, compassione o pacche sulle spalle, non hanno bisogno di santi in paradiso o di vecchi e nuovi cavalieri.
L’Associazione Nazionale Vittime dell’uranio impoverito, con tutti i suoi iscritti, chiede giustizia e verità, chiede a ogni soggetto della società civile il contributo per dare la più ampia diffusione possibile alla voce delle vittime.

L’ANVUI - Associazione Nazionale Vittime dell’uranio impoverito, con tutti i suoi iscritti, chiede giustizia e verità, chiede a ogni soggetto della società civile il contributo per dare la più ampia diffusione possibile alla voce delle vittime.

Ci occorre un sostegno, un contributo, che ci aiuti a far sentire la nostra voce, per non sentirci più soli. 

E’ necessario rompere il muro del silenzio che si è creato in questi anni.

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Grazie a tutte le persone che ci stanno aiutando, giorno dopo giorno.

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IL 26 OTTOBRE 2021 ALLE 10.00
IN PIAZZA DI MONTE CITORIO
PER MANIFESTARE INSIEME E CHIEDERE GIUSTIZIA

#GiustiziaVittimeUranio

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