“Clacson, trombette e pernacchi” di Dario Fo proibito in Turchia

“Clacson, trombette e pernacchi” di Dario Fo proibito in Turchia

Dario Fo bollato come ‘terrorista’

A metà ottobre doveva esser scritta una pagina storica al teatro statale di Istanbul. Per la prima volta da quando è stato fondato, 106 anni fa, doveva esser rappresentato un dramma in lingua curda. Gli attori avrebbero dovuto interpretare Clacson, trombette e pernacchi di Dario Fo: avevano già terminato le prove, indossato i costumi e stavano lì per lì per andare in scena, quando un uomo entrò in teatro.

L’uomo chiese chi fosse il regista del dramma, e allora Nazmi Karaman, il  regista, si fece avanti. L’uomo disse: ‘Siamo della polizia, il governo ha proibito lo spettacolo’. Karaman chiese sorpreso: ‘Perché?’ – Ma la risposta dell’uomo fu ancor più sorprendente: ‘Il dramma potrebbe disturbare l’ordine pubblico’. Ecco fatto: Dario Fo ha ricevuto un posto nella lista degli ‘autori sospetti’ al Governo turco.

Karaman cercò di opporsi: la traduzione era fedele all’originale – disse –  e già aveva ricevuto molti premi; inoltre andava in scena da ben tre anni nel teatro statale, vi avevano assistito 4000 spettatori e non c’erano mai stati problemi.  Niente da fare. I poliziotti in uniforme aspettavano già davanti alla porta con il divieto di rappresentazione. Il regista e gli attori non ebbero altra scelta, che lasciare il teatro.

E fu così che il dramma di Fo, che in Italia aveva già suscitato violente discussioni quando fu scritto, 40 anni più tardi fu proibito in Turchia.


Il divieto ha motivi noti e meno noti.

Il primo: Erdoğan non ha ancora digerito di aver dovuto cedere Istanbul all’opposizione, nelle elezioni comunali dell’anno scorso. Perciò cerca di ostacolare in ogni modo il nuovo sindaco, la cui popolarità aumenta giorno dopo giorno. E da ultimo mette di mezzo anche il teatro.

Il comune di Istanbul ha 50 teatri privati, in difficoltà a causa della pandemia: perciò, per dare loro un’iniezione di vita e impulso, lo Stato ha messo a disposizione gratis il teatro statale. Proprio nella cornice di questa campagna, il gruppo Teatra Jîyana Nû (Teatro Nuova Vita) del centro culturale mesopotamico doveva portare in scena la commedia di Fo in curdo.

Il Governo metropolitano ha messo in chiaro, con il divieto di rappresentazione, chi è che comanda davvero, e che senza il suo consenso non si può mettere in scena proprio nulla.

Il secondo motivo alla base del divieto è l’avversione del Governo contro la lingua curda. Non sarebbe corretto comunque attribuire quest’avversione al solo AKP, il ‘Partito della Giustizia e dello Sviluppo’, il partito di Erdoğan. Da quando è stata fondata la repubblica della Turchia, ogni governo, senza eccezione alcuna, ha avversato la lingua curda, con più o meno forza.

Alcuni governi, come ad esempio quello militare del 1980, hanno addirittura vietato l’uso della lingua parlata in pubblico, altri – come l’AKP – hanno permesso che sia parlata, tuttavia resta materia proibita nella scuola, ancorata all’uso della lingua turca.
Il regista e gli attori della commedia di Fo sono convinti che il dramma è stato censurato proprio a causa della scelta di rappresentarlo in curdo.

Naturalmente, il divieto ha pure a che fare con Dario Fo. Com’è noto, la commedia parla del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nel 1978 in Italia e del suo assassinio, dopo che lo Stato italiano rifiutò di trattare con i brigatisti. La commedia di Fo pone la questione: cosa avrebbe fatto lo Stato italiano, se al posto di Aldo Moro fosse stato rapito il capo della Fiat, Gianni Agnelli?

Dario Fo pone, inoltre, la domanda: ‘A chi appartiene lo Stato?’, e punta l’attenzione sulla dipendenza dello Stato dal capitale.

Come potete immaginare, uno Stato di sicurezza, che reprime ogni dissenso con la censura e con i divieti, non può permettere una satira critica del sistema di questo genere. Se oggi lo si permettesse, magari domani si vorrebbe persino mettere in scena Morte accidentale di un anarchico…

Ekrem İmamoğlu, il sindaco di Istanbul, dopo il divieto ha chiesto: ‘La commedia di Dario Fo, uno dei nomi più importanti della letteratura mondiale, è stata rappresentata nel teatro statale nel 2014 in turco. Allora non ci fu nessun problema. È stata rappresentata 20-30 volte in curdo dalla stessa compagnia. E non ci sono stati problemi. Perché adesso dovrebbe essere un crimine?’

A questo proposito, il Governo di Istanbul ha dichiarato: ‘Il motivo del divieto non è la rappresentazione nella lingua curda, ma il fatto che la messa in scena va considerata un atto di propaganda terroristica’. Secondo il Governatore, i ‘servizi di sicurezza hanno constatato, che il dramma è stato riscritto in maniera tale da diventare portavoce della propaganda terroristica, che il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) conduce contro la Turchia’.

Questa spiegazione suona davvero sarcastica. La commedia era stata prima rappresentata in città come Diyarbakır, Van o Batman, dopo che, seguendo la procedura ufficiale, il testo era stato messo a disposizione della polizia, poi rappresentato davanti alla polizia, quindi approvato: solo allora aveva ottenuto il permesso di essere messo in scena. E i servizi segreti avrebbero, dopo che la commedia era stata rappresentata per ben tre anni a queste condizioni, improvvisamente, nel momento in cui doveva essere rappresentata a Istanbul, deciso che si trattava di ‘propaganda per un’organizzazione terroristica’!

Nel suo messaggio per la giornata mondiale del teatro 2013 Dario Fo scrisse, quasi preveggendo quel che poi sarebbe accaduto:

«Durante il Rinascimento in Italia chi gestiva il potere doveva darsi un gran da fare per tenere a bada i commedianti che godevano di pubblico in quantità. È noto che il grande esodo dei comici dell’arte avvenne nel secolo della Controriforma, che decretò lo smantellamento di tutti gli spazi teatrali, specie a Roma, dove erano accusati di oltraggio alla città santa. Oggi gli attori e le compagnie hanno difficoltà a trovare piazze, teatri e pubblico, tutto a causa della crisi. I governanti quindi non hanno più problemi di controllo verso chi si esprime con ironia e sarcasmo in quanto gli attori non hanno spazi né platee a cui rivolgersi. Perciò l’unica soluzione alla crisi è sperare che contro di noi e soprattutto contro i giovani che vogliono apprendere l’arte del teatro si organizzi una forte cacciata: una nuova diaspora di commedianti che senz’altro, da quella imposizione, sortirà vantaggi inimmaginabili per una nuova rappresentazione.»

Ora tocca ai teatranti della Turchia essere cacciati dai teatri e anche, a poco a poco, dalla loro terra. Chissà, forse questo esilio darà la possibilità al teatro turco di aprirsi al mondo.

Articolo di Can Dündar (versione originale in tedesco e in turco) tradotto da Monica Marotta e pubblicato su Visionedeltragico.it il 3 novembre 2020.


Approfondimenti:
-Dario Fo commenta la censura in Turchia: Clicca qui per guardare il video.
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