“Il paese delle Rane” di Pina Rota Fo è di nuovo in libreria dal 23 settembre 2021 – RASSEGNA STAMPA

“Il paese delle Rane” di Pina Rota Fo è di nuovo in libreria dal 23 settembre 2021 – RASSEGNA STAMPA

Lomellina profonda – Torna in libreria il romanzo scritto della mamma di Fo (articolo La Piazza)

Nuovo editore per “Il paese delle rane”, uscito nel 1978
Pina Rota, nata a Sartirana, fa rivivere personaggi epici


Da anni era esaurito, ma “Il paese delle rane”, libro pubblicato nel 1978 da Einaudi a firma di Pina Rota, dal 23 settembre ritorna in libreria grazie alla ristampa della casa editrice milanese Astoria.
«Un amarcord tra le risaie della Lomellina nei ricordi della madre di Dario Fo: una grande narrazione italiana», riassume Andrea Frisi (Ubik Delfino di Pavia), che ha fatto conoscere ad Astoria l’unico romanzo scritto da Pina Rota, nata nel 1903 a Sartirana, dove fu sepolta nel 1987 dopo la morte avvenuta a Luino.
«Come nasce un comico? Nasce da una madrea, da una famiglia, da una terra – scrive Silvia Ballestra nella prefazione – Come si forma un comico che poi vince il Nobel per la Letteratura? Si forma sui testi, su un mondo, su una storia e sulla lingua. E la lingua è madrelingua. Nel caso, al principio, proprio la lingua della madre: Pina Rota Fo. Nata a Lomellina, a Sartirana, il paese delle rane appunto, cresciuta in una famiglia con sette fratelli, Pina è stata sarta, madre di Bianca, Dario e Fulvio, moglie del ferroviere Felice, scrittrice. Nel paese delle rane ci sono paesaggi, voci, animali, storie, nascite, morti, guerra, epidemie, storie spaventose ed esilaranti, personaggi memorabili che restano sullo sfondo nella cascina Chieta mai».
Nel dicembre 1998 Dario Fo, arrivato a Sartirana per l’intitolazione del cinema sociale alla madre, aveva ricordato in particolare il nonno Giuseppe Rota, burlone conosciuto con il soprannome di Bristìn: un ortolano arrivato dalla Langhe in Lomellina con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta che vendeva verdura fresca ai sartiranesi:

Scorre la vita della nostra campagna e dall’Italia fino al Dopoguerra

«Mio nonno aveva fatto sì o no la seconda elementare, ma sapeva leggere e scrivere. E aveva una curiosità smisurata».
Dario lasciava Luino per trascorrere le vacanze estive alla cascina Chieta mail, il regno di Bristìn ricordato spesso in “Il paese delle rane”. Dario imparò da lui l’arte dell’affabulazione, che impressionò anche Francis Ford Coppola. Dopo la lettura del libro “Il paese dei Mezaràt” (2002), il regista della trilogia del “Padrino” contattò il nipote del Bristìn. «Favoloso è il ritratto del suo fenomenale nonno Bristìn, l’unico “insegnante-contadino” al mondo: la sua analisi dei profumi è stata una rivelazione», gli scrisse Coppola. Nel libro “Il paese delle rane” attraverso il linguaggio naïf di una “campagnola” scorrono i piaceri e le durezze della vita in cascina: dai balli nell’aia ai rosari nella stalle calde e alle partite a carte degli uomini davanti a un fiasco di vino la domenica all’osteria.
Questo microcosmo vive anche i grandi fatti che cambiano il volto dell’Italia: dalla Grande guerra, con la renitenza alla leva, le morti al fronte e l’epidemia spagnola, all’affacciarsi delle squadre d’azione fasciste guidate dai fratelli Forni, dalle lotte partigiane a quelle bracciantili, fino all’industrializzazione postbellica che strappa alle fatiche della terra i figli che sognano di far fortuna in fabbrica, in città.
Così come accadrà alla stessa Pina, che andrà a cercar fortuna a Milano, dove conoscerà Felice, papà di Dario, e poi lo seguirà a Luino, dov’era capo telegrafista ferroviario e attore in una compagnia amatoriale a tempo perso.

Articolo di Umberto De Agostino pubblicato su La Piazza il 12 settembre 2021.



Articolo di Giulia Villoresi pubblicato su Il Venerdì il 1 ottobre 2021.